Questione di estetica - ep. 1, IL RETROFUTURISMO

Avete mai sentito parlare di Retrofuturismo? 

Cosa? una parola che contiene sia "retro" che "futurismo"? Ebbene sì, e vi assicuro che non è una contraddizione, bensì proprio quello che l’estetica rappresenta, ossia come ci si immaginava sarebbe stato il futuro, nel passato.

Molto interessante. E vi domanderete: "ma ci hanno azzeccato?"... beh... no.

Le tecnologie presentate dalle opere dal timbro Retrofuturism sono del resto quasi “ironiche”, specie per noi che le osserviamo da un mondo dove i tubi catodici sono scomparsi (anzi, esplosi, come la tv del salotto quando ero piccola) e le “plance di comando” delle automobili non hanno effettivamente 100 bottoni e 40 levette ma soltanto uno schermo touch e un assistente vocale. 

Fare la spesa secondo il retrofuturismo
(da https://clickamericana.com/topics/science-technology/future-predictions-from-
mid-20th-century-retro-futurism)
Eppure i mondi rappresentati dal Retrofuturismo ci vogliono convincere della possibile convivenza tra analogico e innovazione, in società dove le automobili – rigorosamente Cadillac – possono volare e viaggiare nel tempo, mentre il telefono di casa squilla con un "driiin", rigorosamente collegato alla cornetta tramite un lungo filo arricciato.

Insomma, questa estetica traccia un immaginario ingenuo e affascinante, sulla scorta dello stile degli anni ‘60/’70, suggerendo un’idea di progresso scientifico-tecnologico in chiave ottimistica (al contrario di altre estetiche, come quella Cyberpunk, improntata sull’alternativa “distopica” del futuro rappresentato).

La corrente del Retrofuturismo abbraccia una sorprendete varietà di ambiti e vi imprime la propria estetica.

Si pensi al mondo dei trasporti (come la Lincoln Futura, utilizzata nella serie di Batman o l’iconica Enterprise di Star Trek) o alle innovazioni urbanistiche; vengono concepite città volanti, trasportabili o marine, dotate di strumenti in grado di sfruttare energie da fonti rinnovabili o di piste pedonali che le attraversano. Addirittura Walt Disney, nel 1960, pianificò una città “del futuro”, chiamata Experimental Prototype Community of Tomorrow (EPCOT), un luogo ideale dove vivere e sperimentare nuove tecnologie, ovviamente mai realizzato, la cui idea venne poi utilizzata per costruire l’omonimo parco tematico.

Una città retrofuturistica. Bella vero? Chissà se qui c'è l'area C. (da: https://stockcake.com/i/retrofuture-urban-utopia_2162648_1386718)

Passando all’architettura, le case (spesso appartamenti in edifici altissimi!) sono dotate di una domotica ante litteram, inclusi simpatici robot (affatto antropomorfi, come quelli che si vedono ora, ma più simili a quelli prodotti da Clementoni degli anni ’90) e il cui arredamento è caratterizzato da linee curve, materiali lucidi e pelle, che creano un’atmosfera elegante e stilosa (la Nessino di Artemide arancione è esattamente quello a cui sto pensando). 

Questa estetica, cui si è fatto molto ricorso tra gli anni 50 e 80, sta tornando sempre più di moda e se ne può trovare traccia in una lunga lista di opere, di cui riporto solo alcuni esempi, qualora voleste approfondire l’argomento. 

Libri e fumetti: Batman (1989)

Televisione: I pronipoti (The Jetsons) (1962), Star Trek (1966), Il laboratorio di Dexter (1996), Gotham (2014-2015), Tom & Gerry (1940 - anni 2000).

Film: Metropolis (1927), Brazil (1985), 007 Missione Goldfinger (1964), Akira (1988), Il quinto elemento (1997), Fantastic 4 (2025).

Insomma, chi più ne ha più ne metta.

Ammetto che si tratta di una delle mie estetiche preferite, per cui ammetto di poter averla individuata anche dove forse non c'è.

Fatemi sapere nei commenti se conoscevate già il Retrofuturismo e dove secondo voi è rappresentato! 

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