Questione di estetica - ep. 2, il MCBLING
Se vi dicessi “Stop being poor” a cosa pensereste?
| Le iconiche Mean Girls. Foto presa da Google. |
No, non è ciò che pare abbia detto Maria Antonietta ai poveri che avevano finito il pane ma l’iconica scritta sulla maglietta di Paris Hilton, fotografata dai paparazzi a una delle feste esagerate a cui era solita partecipare.
Quella di cui parliamo oggi, infatti, è un’estetica che vede la ricca ereditiera come vera e propria protagonista.
Siamo nei primi anni 2000 e, attenzione, non mi riferisco al Y2K, bensì a una sua parente stretta, quasi una sorta di “cugina tamarra”.
Stiamo parlando del Mc Bling: appariscente e sfacciata, questa l’estetica si pone in totale antitesi rispetto al quiet luxury e all'immagine della “clean girl”, pur riferendosi a uno stile di vita lussuoso, che chiede un certo dispendio di denaro e uno status sociale esclusivo.
La differenza con il y2k non è poi cosi sottile. Entrambe le estetiche vedono la propria ascesa con l'inizio del nuovo millennio, portando pero con se simbologie, elementi caratterizzanti e in generale un “mood” completamente diverso.
Se pensiamo allo stile Y2k, infatti, ci vengono subito in mente i denim a vita bassa, grandi borse in pelle con le frange, indossate da una ragazza castana con capelli lunghi e scalati che ascolta musica pop/rock nella cameretta piena di poster.
Il Mc Bling invece… beh, decisamente un altro mondo, più lussuoso, glamour e sfacciato.
Come al solito però, un-estetica non è solo una questione di vestiti e accessori ma un vero e proprio fenomeno che, in questo caso, fotografa benissimo il clima degli anni di cui e figlio.
L’inizio del Mc Bling si può collocare all’incirca nel 2003, subito dopo lo scoppio della bolla di Internet, la famosa dot-com bubble e il tragico evento dell'11 settembre 2001: certamente un periodo di cambiamento e di incertezza, che guarda caso coincide in gran parte con gli anni dell'amministrazione Bush negli Stati Uniti.
In quegli anni il forte impulso al consumo, forse come reazione agli eventi del tempo, era terreno fertile per correnti massimaliste come questa.
e Significativo, del resto, che l’estetica inizi a calare con la crisi finanziaria globale del 2008. Insomma, l’estetica dello scintillio nasce dopo una crisi e tramonta con un'altra crisi… quella grossa.
Beh, tornando a noi, dicevamo, non solo vestiti. Il Mc Bling e fortemente legato anche alla tecnologia, che in quegli anni diventa sempre più “personale”, accessibile, integrata nella vita di tutti i giorni. Pensiamo all’iPod, ai cellulari come l’iconico Motorola a conchiglia o al Blackberry, diventato status symbol delle cool girls - e mai più utilizzato in futuro.
Io non ho mai avuto un telefono simile, ma forse perché non sono mai stata così cool come speravo di essere…
Comunque, per l'affermarsi del genere è stata importantissima anche la nascita dei Social networks personalizzabili, come i blog di MySpace e Netlog, legati a loro volta a all’estetica “Glitter Graphics”, così detta per via delle immagini animate glitterate che si sceglievano per rendere iper scintillanti le proprie pagine internet (più o meno tutte create attraverso il sito Blingee). Una mia compagna di classe aveva un blog da far paura: musica di sottofondo, scritte sbrilluccicose con frasi motivazionali, immagini sognanti.. mi sono sempre chiesta come facesse a realizzarlo!
La diffusione di questi mezzi, che permettevano alle persone di creare una propria identità online “più brillante” si univa a un contesto culturale improntato agli eccessi, favorito anche dalla popolarità di canali tv come l'ora compianto MTV, ma anche di riviste e dei cosiddetti “giornalini”, che hanno favorito l'esplosione della cultura delle celebrità come la conosciamo oggi. I tabloid, che bussavano alla porta – in particolare degli adolescenti – hanno iniziato a mostrare più da vicino le vite delle icone che rappresentano questo movimento.
Prime tra tutti la regina indiscussa del gossip, Paris Hilton (e il suo indimenticabile alter ego disneychannelliano, London Tipton), insieme alla sua migliore amica Nicole Richie, con cui in The simple life veniva ritratta a fingere di vivere una vita “normale”, lontane, ma non per molto e soprattutto mai per davvero, dalle loro tute in ciniglia, coordinate, con il chihuahua nella borsa firmata. Gli esiti…bhe: Paris Hilton che cuoce del bacon con un ferro da stiro, Paris Hilton che per pulire più in fretta casa si lega una scopa addosso e sale su un segway, altro iconico relitto dei coloratissimi primi anni duemila.
| YES PARIS. Foto presa da Etsy. |
Queste erano le immagini indelebili regalate dall'esplosione dei reality show che celebravano questo stile di vita opulento, esagerato, sopra le righe.
Ma pensiamo anche a Lindsay Lohan in Mean Girls (e anche nella vita reale), tra minigonne, t-shirt con le scritte ironiche e un colore che domina su tutto. Ricordatevi: il mercoledì ci si veste di rosa.
L’abbigliamento chiassoso del Mc Bling , influenza e viene influenzato dal mondo dell'hip hop, la cui moda dell’epoca era molto lussuosa e dai colori accesi. E a proposito, ricordatevi: il mercoledì ci si veste di rosa.
Eve che vestiva Baby Phat, Missy Elliott che nel 2003 ritira il Grammy per la Best Female Rap Solo Performance avvolta in una tuta adidas in velour baby pink con brillantini.
Impossibile poi non menzionare le Cheeta Girls in total look animalier, che camminano per le strade di Barcellona cantando canzoni pop piene di energia e grinta.
Il contesto musicale del Mc Bling è infatti marcatamente femminile, nel senso più frivolo e sfacciato del termine possibile. Ma oltre all'Hiphop e all'Rnb anche la musica da club rappresenta un segno distintivo dello stile, basti pensare all'iconica canzone Like a G6 che ci catapulta immediatamente in una limousine fuxia piena di bottiglie a disposizione.
| Whoopseeeee ... |
Come avete capito, l'estetical-estetica mc Bling si traduce in molto specifiche.
Dall'abbigliamento, un mix and match che sfida le regole del buon gusto tradizionale, alle decorazioni più inutili e sfarzose.
Gli elementi ricorrenti – e obbligatori – del McBling sono infatti strass e glitter. Ovunque! sui vestiti, sugli accessori, sui telefoni, dappertutto. Le parole chiave sono “princess”, “juicy”, “sexy”.
Poi, le tute in velluto o ciniglia, soprattutto quelle di “Juicy Couture” che sono diventate quasi un’ uniforme dell'epoca – insieme a vestiario e accessori del coniglietto più famoso del mondo, quello di Playboy.
Come dimenticare poi i cappellini da camionista, i trucker hats, in particolare quelli di Von Dutch, resi popolarissimi da Gwen Stefani e Ashton Kutcher. I jeans, invece, rigorosamente a vita bassa, anzi bassissima, spesso con scritte decorate sul fondo schiena, Juicy, Apple Bottom (citati da T. Pain nella canzone Low).
La filosofia di fondo – non solo dell’abbigliamento - del resto e quella del more is more, l'eccesso è la regola. Un glamour sfarzoso ed esagerato tanto che col tempo questo stile è stato definito trashy, ma in modo programmatico e voluto.
E poi, i top, corti, aderenti, le cosiddette baby tee, spesso con stampe ironiche e divisive, o con loghi ben in vista. Accessori, enormi, luccicanti, orecchini a cerchio giganti, cinturoni con fibbie vistose, borse firmate, meglio ancora se con dentro un chihuahua.
È un'estetica inseparabile dall'immagine che veniva data delle star dai paparazzi, dalle foto rubate, che finivano nelle riviste di gossip.
La diffusione di internet e dei media digitali amplifica a dismisura l'attenzione sulle vite delle star. È una vera e propria ossessione. Il Mc Bling è proprio figlio di questa cultura mediatica, che però non va certo esente da lati negativi.
Le vite agli estremi delle celebrità non sono, infatti, tutte rose e fiori: l’attenzione costante, spesso morbosa, dei media ha fatto sì che scandali e crisi personali venissero raccontati su scala mondiale e di conseguenza amplificati a dismisura.
Da un lato quindi il bling, dall’altro eventi come l'incidente tra Justin Timberlake e Janet Jackson durante l'half-time show del Super Bowl, nel 2004, il famoso “Nipplegate”.
Poi, il crollo pubblico di Britney Spears nel 2007, i guai legali e le dipendenze di Lindsay Lohan che iniziano a diventare di dominio pubblico proprio in quegli anni – ricordiamo le immagini della star in bikini con una cavigliera che monitora l’assunzione di alcolici.
| Che diva. Foto da Threads. |
E ancora, la diffusione non autorizzata di sex tape privati. Che dire, una questione tristemente viva anche ai giorni d’oggi e che evidentemente non fece riflettere a sufficienza sul tema della gestione della privacy nell'era digitale.
Questi eventi erano un po’ il contraltare oscuro di tutto quello scintillio.
Si può dire che il Mc Bling sia una vera e propria medaglia a due facce: un lato luccicante, l’altro oscuro e spietato.
E come ogni trend anni 2000 che si rispetti, sta tornando a far parlare di sé: Instagram e Tiktok si stanno popolando di contenuti legati all’estetica che ostenta lusso e consumismo, spinto dal desiderio di emulare le celebrità e le loro vite sopra le righe. Un’antitesi dell’old money, insomma.
Si osserva una forte rinascita del trend, in particolare da parte della Generazione Z, quella più colpita – complice lo sfrenato utilizzo dei social – dalle ondate di moda e dai suoi continui cambi di direzione.
A volte mi chiedo se tornerà mai di moda anche l'iconico profumo di Britney, Fantasy, la cui boccetta rosa shocking tempestata di strass rappresenta perfettamente l'estetica Mc Bling, a 360 gradi. Immaginate la tragedia quando la mia amica la trovò rotta dalla signora delle pulizie in hotel alla gita della 5 elementare…(ciao Todi <3)
Ad alimentare il ritorno di fiamma del genere è certamente anche il fenomeno del thrifting, l’acquisto dell’usato e della popolarità di piattaforme che consentono di farlo online, come Depop, Vinted, in modo mirato, grazie alla ricerca tramite parole chiave che permettono una selezione accurata dei capi propri di questa estetica.
Dal fascino per il vintage si è passati, specie per le nuove generazioni, all’interesse per pezzi di un passato relativamente recente, come per effetto di una nostalgia per un’epoca per molti mai vissuta direttamente ma solo attraverso film, musica, immagini che circolano online.
Anche nei negozi fisici osserviamo come sempre di più vengano create selezioni di capi che richiamano l’epoca del Y2k (come spesso erroneamente viene etichettato il Mc Bling) e gli storici marchi che hanno forgiato questo stile tornano alla ribalta.
Il Mc Bling torna sulle passerelle e addosso alle icone delle nuove generazioni, esattamente come avviene per le altre tendenze, che ciclicamente, diciamo ogni 20/25 anni tendono a riaffiorare, mai uguali a sé stesse ma reinterpretate, adattate ai valori e alle istanze contemporanee.
Certamente l’aria che respiriamo in questo momento storico non è delle più leggere e probabilmente l’audace estetica del McBling torna anche un po’ per la necessità di sdrammatizzare, di distrarsi per rifugiarsi in un mondo certamente più brillante di quello in cui stiamo vivendo.
Ecco direi che – a dispetto della frase sulla tshirt di Paris Hilton – non è possibile anche oggi “smettere di essere poveri”, ma al più indossare capi – auspicabilmente derivanti dal circuito dell’usato – che facciano sentire in qualche modo un po’ più glamour.
E voi, avete mai avuto una "Mc Bling-cool-girl" era???
Alla prossima estetica.
E.

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